Exeter e il ritorno alla civiltà

Ho passato tutta la serata di ieri a inveire contro la connessione che non funzionava: ah, la vita di campagna, il miraggio del 3G, l’inaffidabilità del wifi! Stamattina per farmi saldare il conto con la carta di credito il gestore dell’albergo ha preso il POS e l’ha trascinato fino alla porta, brandendolo come un motorola nel ’96 sperando di migliorare il segnale.
Poi questa mattina subito prima di partire sono riuscita finalmente a connettermi. E ho ricevuto una notizia molto triste, molto dolorosa, del tipo che non si vorrebbe mai.
Mi sono rimessa in viaggio con il cuore pesante, così pesante da rallentarmi mentre camminavo. Non avevo voglia di parlare con nessuno, quindi ho infilato le cuffiette e ho fatto partire la mia playlist da viaggio. Ho attraversato tanti diversi paesini di campagna, ognuno con la sua chiesetta, e ogni chiesetta con il suo cimitero. Li guardavo sfilare, la testa appoggiata al finestrino, e ho pensato che sono belli questi cimiteri inglesi di campagna. Non sono recintati, sono come giardini. L’erba è verde brillante, spesso ci sono aiuole di fiori colorati. Anche le lapidi spuntano direttamente dall’erba come se fossero piante o fiori, solo un po’ più rigidi, un po’ più duraturi. Sbucano in modo quasi disordinato, come i funghi. Spuntano dal terreno un po’ storte, alcune più ravvicinate, alcune più distanziate, altre che pendono l’una verso l’altra quasi a volersi toccare. Sembrano un po’ i denti dei tipici sorrisi inglesi, se avete presente di cosa sto parlando. Ecco, sembrano giardini fatti per sorridere, per stare bene, per stare veramente in pace.

Poi sono arrivata a Exeter. Va bene, sono una ragazza di città, sono abituata. È vero, sono stata in campagna solo per qualche giorno. Eppure lo shock iniziale è stato grandissimo. Macchine! Macchine ovunque! E rumore, gente che cammina in tutte le direzioni, e dove sono finiti i sorrisi discreti e un po’ incuriositi nel vedere una forestiera? Dove è finita quella voglia tremenda di farsi i fatti miei che per l’occasione si trasforma in gentilezza e propensione all’aiuto?
L’impatto con la Città è stato veramente violento. Negozi su negozi. Ristoranti, pub, caffè, rosticcerie, take away, fast food. Alla fine non ho pranzato: troppa scelta, troppa confusione. Sono entrata in un Marks&Spencer e ho comprato un tramezzino per la cena. Sono tornata in camera e l’ho mangiato piano piano, finalmente al sicuro.
Exeter è splendida: la cattedrale è circondata da un prato su cui gli studenti delle scuole e dell’università si stendono a tutte le ore*, si può fare una passeggiata lungo i resti delle mura romane**, arrivare fino al castello dietro cui si aprono dei giardini  meravigliosi, oppure scendere e camminare lungo il canale fra gli edifici del porto risalenti al XVI secolo.  Ma è come se a ogni passo ci sia in agguato qualcosa o qualcuno che cerca di convincerti che hai bisogno di cibo/vestiti***/telefono/cartoline/chi più ne ha più ne metta. E sì, in effetti avresti bisogno di tutte queste cose, ma le vetrine sono così piene, le insegne sono così sgargianti, le scritte promozionali sono così urlate che alla fine ti viene solo da arrenderti e sperare che qualcuno prenda in mano la situazione per te. Possibilmente quel qualcuno che ha deciso che DEVI aver BISOGNO di qualcosa: che venga lui a scegliere, visto che ha deciso già che devo, almeno decida anche cosa, e come.

 

Nella foto: un pezzo della cattedrale, nel verso in cui non è impacchettata per restauro, anche se tutta nelle foto non ci sta perché le case si stringono subito attorno; ma soprattutto l’albero. Ecco, quell’albero lì è davvero bellissimo e imponente, e se vivessi qui vorrei diventargli amica 

*perché in Italia non si può nemmeno camminare sulle aiuole? È bellissimo vedere le persone in tutti i parchi e giardini, grandi o piccoli che siano, prendere possesso dell’erba, sedersi, sdraiarsi, godersela. E no, a giudicare da quello che vedo qui, l’erba non si rovina per niente.

** ah, le mura romane mi danno modo di sviluppare una piccola riflessione su quanto siano teneri gli inglesi a questo proposito. Nel senso, che non avessero preso proprio bene la dominazione romana si era capito già all’epoca e si era capito dal fatto che abbiano poi passato i secoli successivi a cercare di costruire un’impero altrettanto vasto e potente. Ci sono riusciti, per altro. Ne hanno avuto uno pure meglio. Hanno pure vinto due guerre mondiali e tendenzialmente ci mangiano in testa un po’ su tutta la linea. Eppure questa cosa dell’impero romano conquistatore feroce ce l’hanno ancora sul gozzo.

*** in realtà qualcosa sono riuscita a comprare. Ma ero da primark, ovvio che non sarei mai uscita a mani vuote. E a scanso di equivoci: ho preso una felpa e un paio di magliette calde a maniche lunghe di cui avevo VERAMENTE bisogno, visto che nonostante il sole fa un freddo canaglio, e muovendomi verso nord potrà solo peggiorare.

1 Comment on Exeter e il ritorno alla civiltà

  1. Mi manca il potermi sdraiare sulle aiuole nelle rare giornate veramente soleggiate.
    Mi mancano le belle campagne inglesi, attraversate da ruscelli e boschi.
    Mi manca anche Primark!

    Mi manca l’Inghilterra!

Rispondi a Emanuele Annulla risposta

UA-83207466-1