Tiverton e il mallo di noce

Poi succede che sia passato abbastanza tempo. Sei stato solo e lontano abbastanza a lungo, e piano piano le abitudini si scollano e si aprono e restano a terra come un mallo. E sgusci fuori leggero e pulito, come se nulla ti appartenesse più davvero, nemmeno i tuoi stessi pensieri. E perdi l’abitudine al suono della tua voce, e la costante immersione nella meraviglia e nello stupore ti aiuta a separare i ricordi autentici da quelli rivisitati. E gli scopi autentici da quelli inquinati di ambizioni e convenzioni. E impari a contare con monete diverse, e il peso di tutte le occasioni mancate si sgonfia e sparisce davanti alla concretezza delle possibilità che non ti sei mai soffermato a valutare prima, troppo preso a rimuginare sugli errori da rimediare e sui progetti da costruire.
Le mani sono fatte per afferrare le cose. Ma con le mani piene non possiamo afferrare nulla. Le mani sono fatte per lasciar andare quello di cui non abbiamo più bisogno, non importa quanto ci sia servito, quanto lo abbiamo amato, quanto ci sembri ancora importante.
Tutto quello che ci serve sono le nostre mani, solo le nostre mani vuote.

2 Comments on Tiverton e il mallo di noce

  1. Ti invidio. Ti invidio da morire. Perché ho bisogno di un’esperienza che mi porti lontano da tutto e mi avvicini a me. E ti ringrazio. Perché attraverso i tuoi racconti viaggio e immagino sia possibile.

  2. le mani vuote per afferrare cose nuove. sì.

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