The Reluctant Graveyard

Non importava niente, né del buio né del posto e nemmeno della mia giacca di lana. Ci siamo riconosciuti e fatti le feste come fanno i cuccioli di cane. Ci siamo abbracciati un po’ per prendere le misure delle nostre spalle e delle nostre mani, della larghezza dei sorrisi mentre cercavamo di distinguere nel rumore il suono delle nostre voci.
Non importava nulla, quando poi sono arrivate le parole. Quelle parole di urgenza, irriverenti, divertite, stupite. Parole fatte per giocare, per esplorare, per capire dove fosse il limite, per provare a superarlo, parole fatte per ridere quando sono arrivate a braccetto scoperta e meraviglia perché il limite non si è trovato.
Parole che se ci penso divento rossa, lo vedi come sono diventata rossa? Non è il freddo, non è il vento: è il mio cuore che spinge tutto il sangue e il calore e l’amore  su verso le mie guance, così si accendono e diventano luminose e ti guidano verso di me attraverso tutto questo marciapiede che ci separa ancora.
E non importa niente alla mie guance o alle mie gambe: non importa niente a nessuno delle vetrine, niente delle persone che camminano svelte.
Calpesto le luci che si specchiano sul nostro marciapiede che è sempre più corto, finché le maniche spesse dei cappotti non si sfregano tra loro, e le mani si ritrovano,  e i nostri sorrisi si ritrovano, e io invece non trovo nessuna resistenza da opporti mentre mi stringi e un po’ mi sollevi verso di te e il tuo sorriso viene a sfregarsi contro il mio e mi baci.
Mi baci per minuti, per ore, mi baci per settimane.
E io vorrei questi baci tenerli incorniciati e appesi alle pareti di casa mia, li vorrei stendere a ghirlande tra i lampioni come luminarie di natale. Questi baci io li vorrei stampare e distribuire in edicola in allegato ai maggiori quotidiani nazionali, li vorrei tenere sotto braccio e regalare a tutti quelli che incontro per strada perché nessuno resti senza, perché dei baci così sono la benedizione di una vita e chiunque dovrebbe averne almeno uno.

2 Comments on The Reluctant Graveyard

  1. carino, l’album. in certi tratti si sente profumo di b&s, non trovi?

  2. “By the way, I’m wearing the smile you gave me”. Anonimo tumbleriano 😉

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