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Posts Tagged ‘Natale’

  1. Ti regalo… il PslA 2010

    dicembre 17, 2010 by Valentina

    “Ok, chiuso. 135 post. 192 pagine. 76.141 parole. 381.038 caratteri, spazi esclusi.”
    Preannunciato con queste parole ieri dal Sir e reso disponibile oggi, Venerdì 17 alle ore 17, signore e signori:

    il Post sotto l’Albero 2010 Edition

    Scaricatelo, leggetelo, stampatelo, regalatelo, prendeteci sopra appunti, lasciatelo scompaginarsi fuori dall’interwebs e girare sulle scrivanie, nei parchetti e nei parcheggi.

    ..
    (Il mio contributo lo riporto anche qui, era la mia prima volta e sono emozionata come una verginella)
    .

    .

    Ti regalo

    Per Natale ti regalo una sciarpa e altri quindici mesi di inverno. Quindici mesi di neve e mani ruvide sotto il cappotto. Di baci a labbra screpolate negli angoli delle strade quando il sole tramonta alle quattro del pomeriggio. Baci di contrabbando, nel tempo che è sempre poco e le distanze che sono sempre troppe. Ti regalo una sciarpa per tenere calda la tua voce quando mi telefoni dopo aver posteggiato l’auto, prima di scappare in casa. Ti regalo settimane di nebbia umida che si attacca ai capelli e li fa profumare di foglie e fumo, ti regalo giornate corte e fredde senza speranza.
    Non l’ho fatta io questa sciarpa, perché non sono capace. Se fossi capace di fare una sciarpa sarei capace anche di far durare questo inverno altri quindici mesi e forse quindici anni. Che possa non arrivare mai il Maggio del tuo matrimonio. Che ci sia sempre la brina sotto le tue scarpe quando mi vieni incontro, come la promessa che non prometterai mai ad un’altra di non tornare qui.
    Ti regalo questa sciarpa. E quando l’inverno sarà finito me la renderai e la stringerai forte attorno al mio collo, e arriverà la primavera e il tuo Maggio crudele di promesse e io la porterò come un cappio, e ci appenderò dei sassi pesanti, e mi lascerò andare a fondo nei ricordi di questo inverno breve, più breve delle sue stesse giornate, ma tanto più caldo e dolce.
    Auguri amore mio, per tutto. Mi resta qualche spicchio di inverno ancora, avrei solo voluto tenerti al caldo.


  2. A Sant’Ambrogio si fa l’albero

    dicembre 7, 2010 by Valentina

    “Mamma, facciamo l’albero! facciamo l’albero!”
    “Non è ancora Sant’Ambrogio”
    A casa mia l’albero di Natale si è sempre preparato il giorno di Sant’Ambrogio, patrono di Milano, 7 Dicembre, in concomitanza con la prima della Scala, il freddo vero da doversi mettere i guanti e il piccolo respiro di riposo dal lavoro tanto convenientemente adiacente ad un’altra giornata di festa nazionale.

    Da quando vivo da sola non ho più fatto l’albero, e da qualche anno non lo preparano più nemmeno i miei genitori. Loro decorano il soggiorno con le lucine, io aggancio qualche pallina al mio ficus spelacchiato che poi regolarmente lascio appesa ad arrugginirsi fino a primavera.

    Però mi è rimasto lo spartiacque mentale per cui il giorno di Sant’Ambrogio demarca l’inizio del periodo delle feste. E per celebrare la mia amatissima città ripesco il contibuto che avevo scritto per “My own private Milano”, che è scaricabile in tutta la sua completezza cliccando sull’immagine qui sotto, giusto in caso ve lo foste perso.

    Ed è il mio modo di mettere le lucine sull’albero della internette in attesa che arrivi il pacchettino del PSLA.

    I platani sono alberi grossi, possenti. Anche se spesso li potano in modo strano, amputando tutti i rami e lasciando solo il tronco e qualche ciuffo di foglie si capisce che sono alberi imponenti. I platani sono diventati alberi crudeli da quando abbiamo deciso di piantarli sul ciglio delle strade e amputargli i rami.
    Dicono che ci sono sempre fiori freschi vicino alla tua foto. Dicono che hanno attaccato messaggi con le puntine da disegno  al fusto maculato del platano. Dicono che Luca lo si vede spesso là, sul ciglio della strada e che ancora non ha smesso di piangere. Luca dice che non smetterà mai di piangere, tutti sappiamo che non è così ma lo lasciamo fare.
    Io preferisco venire qui, al parco. Non mi manchi sai? Davvero. Solo certi giorni, in certi momenti. Però no, io non sento il bisogno di tornare là, di appoggiarmi a quel paltano. Quando succede che ho voglia di pensarti un po’ vengo qui. Lontano dalla strada, nel parco: le robinie, gli aceri, il frassino malandato e i pioppi, il carpino sono alberi gentili. Disegnano dei ricami coi rami spogli contro il cielo in inverno. E quando iniziano a gemmare sembrano tentacoli alieni disegnati a china. E poi quando come ora sono carichi di foglie e pollini e linfa e cala la sera e tutto diventa silenzioso in un momento io continuo a non piangere. Però mi viene da sdraiarmi per terra. Guardo in su, e non c’è il tuo grembo a cui appoggiare la testa. Guardo in giù, e non c’è la custodia vuota della chitarra da cui esce il pacchetto di cartine. Mi rialzo, che tanto è uguale, tanto è tutto uguale e non cambierà più. Ti mando un bacio col pensiero. Magari stasera lo chiamo, Luca, gli racconto qualcosa per distrarsi, una filastrocca da bambini, una ninnananna mentre piange. Guarda in su, guarda in giù, dai un bacio a chi vuoi tu.