Il mio sogno comincia nel sottopassaggio della stazione. La conosco bene, nonostante l’abbiano riammodernata da quando questa città era meta dei miei regolari pellegrinaggi malinconici.
Fuori dalla stazione c’è la nebbia: fitta fitta come quella di Milano nei miei ricordi di bambina. E mi sento un po’ come una bambina, a dover affrontare tutta quella nebbia. So di dover camminare tagliando in obliquo a destra, e poi dritto per diversi minuti ma no, la nebbia mi confonde e il mio passo è incerto, e non sono sicura della direzione.
Infatti mi ritrovo in un posteggio. Vuoto di macchine e persone, pieno solo di nebbia. Piego più a destra. Attraverso un ponte. Vedo le indicazioni per l’autostrada: troppo a destra forse. Torno indietro. Scelgo l’altro marciapiede, quello di lastre di pietra chiara, con i buchi scuri che sembrano i punti da unire della Settimana Enigmistica. E io so che in qualunque combinazione e sequenza di numeri formerebbero il tuo profilo.
Le suole lisce scivolano sulla pietra, bagnata dalla neve sottile che ha iniziato a cadere.
Ho la neve sulla testa, sui capelli e ogni pochi passi rischio di cadere Provo a far scivolare i piedi, come se pattinassi, per avere più stabilità e andare più veloce, ma smetto quando inizio ad incontrare gente. Però rido, tra me e me. Ho i piedi, i capelli e le mani congelate per il contatto con la neve molliccia e bagnata che continua a cadere. Il resto invece no, è caldissimo dentro il cappotto: forse per la camminata, forse per le risate che non riesco a trattenere del tutto.
E come in tutti i sogni la realtà appare alterata, o magari a causa della nebbia ho solo preso una strada diversa da quella a cui ero abituata, ma quando la piazza si apre davanti ai miei occhi all’improvviso, lucida e fredda, mi si ferma per un secondo il cuore nel petto prima di riprendere a battere all’impazzata.
L’euforia di essere qui, al freddo, di notte, in una città che non è mai stata la mia, bella da far fermare il sangue nei polsi e far lacrimare gli occhi, più del freddo e della neve. Non l’avevo mai vista così: bagnata e splendente, ogni luce si riflette mille volte sulle pietre dei monumenti e della pavimentazione. E le luci sono ovunque, perché ancora non è stato Natale: sugli alberi addobbati, tra le strade che si aprono sul fianco, nelle vetrine dei bar e dei ristoranti in chiusura.
Piango piano mentre cammino verso il fondo della piazza, ora che riconosco ogni dettaglio. Alzo gli occhi per riempirli del buio del cielo mentre mi allontano da dove dovrei incontrarti, attirata inesorabilmente verso i luoghi dove ho lasciato in varie epoche pezzi del mio cuore, così tanti che mi meraviglio di avercelo ancora un cuore nel petto, con tutto il seminare e dissipare che ne ho fatto.
Ghirlande di luci sulla via stretta che sembra ancora più piccola nel buio a causa delle vetrine enormi che ne mangiano gli spigoli da ogni lato, cammino con il naso all’aria, le lacrime che mi si congelano sulle guance, finché non arrivo dove devo, mi commuovo ancora un po’, ferma immobile nel silenzio surreale del sogno.
Guardo la fontana.
Respiro a fondo.
Sento il cuore gonfiarsi felice per aver ritrovato uno dei tanti pezzettini che da troppo tempo gli mancavano e nonostante cui si ostinava imperterrito a funzionare.
Ora sono pronta, sento dire dentro la mia testa dentro il sogno, torno da te.
Abbasso il mento nella sciarpa, ripercorro i miei passi lungo le lastre di pietra scivolose e piene di presagi di te. Affondo le mani nelle tasche e ci trovo il lettore MP3, faccio partire una canzone a caso proprio mentre mi accorgo dell’enorme stella cometa atterrata davanti al luogo in cui dovresti arrivare tu. E ricomincio a ridere, perché nemmeno nei sogni è ammissibile una tale quantità di ironia, o di poesia, o di incoscienza da credere che davvero saresti il mio natale, la mia pasqua, il compleanno, il ferragosto, il venticinqueaprile e primomaggio e tutte le feste comandate che cerchio con il pennarello rosso sul calendario della cucina.
Nottambulismi
17 gennaio 2011 by Valentina
Category bonus track | Tags: , bandcamp, musica, neve, sogni, The Weatherfolk, viaggi
Nessun commento »
Non c'è ancora nessun commento.
