Il racconto dell’ancella

Ci sono innumerevoli motivi per leggere questo classico della fantascienza ora-subito-adesso se come me non lo avete già letto in passato, non ultimo l’uscita del 26 aprile della serie tv su hulu con un cast pazzesco: non volete perdervela e di sicuro volete avere pronti tutti i riferimenti al romanzo, giusto? Guardate qui che bomba.


Il racconto è ambientato in un futuro in cui gli Stati Uniti d’America si sono trasformati in un regime totalitario. Difred, la protagonista, ricorda il passaggio dalla società antica al nuovo status accompagnato dall’inasprirsi della misoginia. La possibilità di sopravvivenza del regime infatti è completamente basata sul controllo istituzionalizzato del corpo delle donne: divise in mogli, serve e ancelle trovano posto nella società solo in base alle proprie capacità riproduttive e quando non sono più in grado di procreare vengono mandate “alle colonie”, impegnate a bonificare parti del pianeta devastate dalle radiazioni.
Non è certo una lettura rilassante: i temi sono molto forti e resi in modo spesso disturbante. Eppure nonostante questa “densità” c’è spazio per tutte le sfumature che rendono i personaggi tutt’altro che piatti, nonostante l’ambientazione li voglia o buoni o cattivi. Anzi, proprio lo spazio di manovra risicatissimo che la dittatura impone allo sviluppo dei rapporti interpersonali tra i personaggi diventa lo spunto geniale per la Atwood per raccontare i legami di potere, di attrazione e repulsione, che scorrono sotterranei dietro all’apparente immutabilità delle relazioni.
Insomma, dato il momento storico in cui il dialogo sui temi femministi si sta allargando sembra un ottimo spunto di riflessione e riferimento letterario. Inoltre in questi giorni di dibattito sulle “bambine ribelli” non può fare male avere a portata di mano un ottimo esempio di romanzo distopico scritto da una donna e con protagoniste donne, in un genere che viene perlopiù considerato esclusivo appannaggio dei maschi sia per produzione che per fruizione.

 

 

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