Era un’ email, ma diventa un post. Così.

Due di notte, cappuccio della felpa tirato sulla testa, camminare per 7 chilometri a bordo tangenziale attraversando di corsa gli svincoli al buio, scavalcare i guardrail, gli occhi abbacinati dai fari delle auto, ratti grossi come cani da compagnia che si immobilizzano per poi scappare e sparire nel fosso, cantare a squarciagola per non sentire il freddo mentre si tenta di tornare in mezzo alla civiltà.
Per un amore, per un piatto caldo, per un’ idea non lo farei.
Per la musica sì.
E’ grave dottore? e non sentire più le gambe oggi e non avere più la voce? è grave dottore?

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(grazie a te che me li hai fatti conoscere, grazie a te che ti sei fatto coinvolgere fiducioso in questa serata matta, grazie a te che mi tieni al sicuro e mi riporti al caldo della ragione, grazie a te che mi regali le tue assenze perché io le possa riempire di piccole follie poetiche e farci storie da raccontarti la notte per farti ridere)

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