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‘lettere d’amore’ Category

  1. Sua morosa

    febbraio 5, 2013 by Valentina

    Il piede manca il passo, e per recuperarlo il cuore fa un saltino.
    Prima faccio finta di niente, poi ci ripenso. Quando lo sento dire al telefono “sono con Tizio, Caio e mia morosa”, proprio così, “mia morosa” senza l’articolo, come dicono dalle sue parti. E sta parlando di me.
    Prima faccio finta di niente, poi ci ripenso, poi invece alla fine mi trattengo, ma vorrei urlare a tutti, in mezzo alla strada, “Sentito? Sono io quella. Sta parlando proprio di me”.


  2. Lettera d’amore che ho perso il conto

    gennaio 4, 2013 by Valentina

    Ti amo a piene braccia, come chi non conosce il confine tra generosità e spreco.
    Ti amo a piene mani, di arraffare carezze come gatti famelici e arruffarsi il pelo litigando e lisciarselo con i baci e le moine.
    Ti amo a bocca piena come quando parlare è maleducazione inutile.
    Ti amo a occhi pieni di lacrime ché mi manchi e sei andato via e poi torni e sono felice.
    Ti amo a pieni polmoni, anche se scriverlo non è come urlarlo ma se fosse necessario te lo urlerei fino a far cadere tutte le nuvole dal cielo e tornare la primavera a suon di tuoni e trombe.
    Ti amo a pancia piena che si squassa di risate.
    E con te non ho ancora finito.


  3. Lettera d’amore 2018

    dicembre 14, 2012 by Valentina

    Nevica poco.
    Metto da parte le preoccupazioni.
    Nevica piano.
    Domani le strade saranno un disastro, domani ci sono ancora talmente tante cose da fare. Mi atterrisce la capacità che hanno questi giorni brevi di trasformarsi in giornate lunghissime.
    Nevica piano.
    Per la prima volta so cosa vuol dire avere paura del futuro, inconsolabilmente.
    Nevica poco.
    Ma se penso che sono riuscita a sopravvivere tutti questi inverni senza di te mi fa molta più paura il mio passato. Mi stupisce.
    Nevica poco. Forse non attacca.
    Non avrei mai creduto che sapere che ora sono salva mi avrebbe poi fatto davvero così tanta paura, così tanta tenerezza.
    Nevica piano. E la notte è ancora lunga, domani è ancora lontano.


  4. Anniversari

    ottobre 15, 2012 by Valentina

    I giorni sono lunghi, anche quando si accorciano in ottobre, sono sempre abbastanza lunghi da contenere tante cose.
    Cose dette e fatte, luoghi, spostamenti, decisioni, persone, incontri, delusioni, novità. Alcuni giorni in particolare ce li ricordiamo perché succedono delle cose speciali, e così siamo quasi costretti a ricordare con esattezza la data e a sussultare ogni volta che il calendario compie il giro e ci torna su.
    15 ottobre.
    In un giorno possono succedere tante cose. Anche in un giorno terribile, in un giorno orrendo. Basta non fermarsi.
    Il 15 Ottobre è un giorno marchiato a fuoco nella mia memoria e nella mia carne per la ragione sbagliata. Sbagliata per un errore di valutazione, dato che oggi il motivo per cui lo ricordo non è il motivo per cui me lo ero segnato. Perché in un giorno possono succedere tante cose, e dopo una cosa brutta per fortuna ricordiamo tutti i dettagli anche delle cose più insignificanti successe nell’avanzo di quelle 24 ore.
    E adesso il 15 Ottobre non è più l’anniversario di una cosa orribile ma quello di una cosa insignificante.
    Perché con il passare del tempo la cosa orribile ha perso tutta la sua importanza, e quella insignificante è diventata fondamentale.
    L’inizio del resto della mia vita, e stavo per perdermelo per stare a casa a frignare.


  5. Il tempo ti passa sopra come un treno

    giugno 11, 2012 by Valentina

    Un mese ti è durato, quel grande amore che dicevi.
    Il mio ricordo molto di più, suppongo. La mia rabbia molto di più, temo.
    Ti è durato un mese quel grande amore che dicevi.
    A me è parso molto di meno. Mi è parso un paio di sere, mi è sembrato qualche telefonata, forse solo una discussione di troppo.
    Io lo sto ancora pagando salato, quel tuo grandissimo amore di un mese, quel mio piccolissimo assentarmi per un paio di sere. Sto scontando ancora le sue conseguenze terribili.
    Anche a me parlano di te, sai? E so che continuano a parlarti di me.
    So che mi pensi, lo avverto come un fastidio dietro la nuca. La tua preoccupazione e i tuoi nonvoglio, riflessi di tutta la preoccupazione e i nonvoglio che avevi un anno fa, uguali e contrari, vettori simpatici che ti annullano e ti tengono fermo lì.

    Che brutto il mondo in cui vivi. Che brutto il modo in cui vivi.


  6. Lettera d’amore 2014

    maggio 27, 2012 by Valentina

    Voleva vedere il parco dove andavo a prendere il sole la scorsa estate. Ma era notte, era buio. Avevamo un po’ di paura perché era veramente molto buio. C’era solo un piccolissimo spicchio di luna che non bastava a vedere i vialetti  tra gli alberi. Ma dopo qualche metro lontani dai lampioni della strada gli occhi si sono abituati. Abbiamo continuato a camminare, e stringevo la sua mano, e nel prato abbiamo visto le lucciole.

    Probabilmente si dovrebbero esprimere dei desideri quando si vedono le lucciole nel prato, ma io non ne avevo altri da esaudire. Bastava essere lì con lui, in una sera appena tiepida. Mi bastava sapere che avevamo camminato al buio e le nostre paure erano state superate e ricompensate. Le mie dita allacciate alle sue, le lucciole nel prato, torniamo a casa, è perfetto così.


  7. We can burn brighter than the sun

    marzo 21, 2012 by Valentina


    Non è andata così. Vogliamo raccontarci che sia stato un inizio semplice, come nei film: lui guarda lei, lei guarda lui, era già tutto deciso. E’ andata esattamente così. Proprio come nei film: lui guarda lei, lei guarda lui. E improvvisamente non c’erano più decisioni da prendere né decisioni già prese. Come essersi appena svegliati, come essere appena nati, buttati improvvisamente nel mondo e in una storia. L’inizio perfetto che ha dato seguito a uno sviluppo molto meno che perfetto. L’improvvisa energia, le possibilità mai pensate, le corse di notte, i silenzi forzati, le esplosioni nelle orecchie e gli occhi chiusi di spavento e gioia, estasi, stanchezza, troppa luce, troppa fiducia, troppo presto. Presto, domani. No, prima.
    Senza mai nemmeno una tregua, nemmeno solo per chiedersi scusa.

    Le stelle bruciano per milioni di anni e per noi continuano a brillare anche quando sono morte.


  8. Lettera d’amore 1126

    dicembre 6, 2011 by Valentina

    C’è un modo di stare male molto nobile e compiuto. Quando stai male e ti lasci stare male, peggio che puoi, perché così puoi sfogare tutto il dolore e prepararti il cuore pulito per tutte le cose belle che verranno.
    C’è un modo di stare male che invece non si sfoga, resta a metà. Vuoi aggrapparti ancora all’ultimo pezzettino di speranza perché sai che dopo questo stare male non ci sarà più niente. Quando ti tolgono l’ultima possibilità di essere felice non puoi nemmeno permetterti il lusso di starci veramente male. Devi centellinare le lacrime perché dovrai fartele bastare per il resto della vita.


  9. There’s No Way I Could Win Against You

    ottobre 27, 2011 by Valentina

    E alla fine ce l’hai fatta. Sei riuscito ad innamorarti. Hai trovato il posto per le tue parole e per le tue braccia. Quel posto che cercavi così disperatamente quando mi gridavi “scegli me” e quando mi facevi male al telefono per darmi  la forma giusta ad accogliere i tuoi pensieri. Quando mi accusavi di preferire la letteratura alle persone. Quando mi stringevi il cuore dicendomi che no, non mi avresti inseguito, se fossi scappata avrei perso tutto, braccia e parole e sospiri. Quei sospiri lunghi mentre camminavi. E camminando e sospirando alla fine sei riuscito a trovare il posto giusto, il posto che cercavi. Io resto qui. Io volevo solo aspettare. Io non mi potevo innamorare. E allora stavo ferma, e tu non l’hai capito ma stare fermi non è scappare, è molto peggio. E alla fine ti sei innamorato, per fortuna, di qualcuno che non  è me, e facevo bene allora a stare immobile e in silenzio, lo vedi? Ti sei innamorato di qualcuno che ha voglia di camminare. Io resto ferma, resto qui. Io sono innamorata della mia infinita attesa. Non so più camminare.


  10. Le parole di gesso

    luglio 11, 2011 by Valentina

    Mi si e’ avvicinato una sera sull’erba e mi ha detto che aveva delle parole in tasca per me.
    Io mi sono incuriosita e l’ho seguito, mi ha detto di seguirlo se volevo vedere le sue parole. Abbiamo camminato finche’ non e’ finita l’erba e siamo arrivati qui, sul marciapiede. Io lo guardavo con sospetto: “allora, queste parole?” gli ho chiesto. E lui ha tirato fuori dalla tasca del cappotto dei gessetti colorati. Io non sapevo cosa dire, e mi sono limitata a guardare. Lui sorrideva e mi guardava come un pazzo, mi guardava velocissimo e ferocissimo mentre si inginocchiava ai miei piedi e spargeva i gessetti sull’asfalto. “Non piegare la testa” mi ha detto, e io subito mi sono raddrizzata, anche se la curiosita’ di seguire i suoi gesti precisi e ampi tornava a piegarmi il collo di lato senza che potessi resistere.
    E cosi’ siamo rimasti sul marciapiede per quasi un mese, io in piedi a lottare contro il mio collo molle e curioso, e lui in ginocchio a tracciare segni di gesso colorato. Aveva gli occhi enormi e affamati, e saltava dai miei occhi al disegno che man mano prendeva forma. E piu’ i gessetti si consumavano su quell’immagine di madonna che non riuscivo a capire quanto mi somigliasse piu’ i suoi occhi si innamoravano del marciapiede e mi lasciavano da sola, in piedi, a tener su la testa e prendere i complimenti e gli spicci dai passanti.
    “La ama tanto” mi ha detto una sera un ragazzo, “la ama cosi’ tanto che l’ha trasformata in una madonna”. E io annuivo, e annuendo avevo la scusa per sbirciare il disegno, e rimettermi subito in posa anche se ormai i suoi occhi erano tutti per l’asfalto colorato.
    “La ama tanto” mi ha detto la mattina dopo lo stesso ragazzo ripassando vicino.
    “La ama tanto, la sua madonna sul marciapiede” ha aggiunto.
    Allora mi sono inginocchiata accanto a lui, ho preso la sua mano sporca di tutti i colori e gli ho baciato la punta delle dita, rovinate dal grattare l’asfalto con i moncherini di gesso rimasti.
    “E’ un disegno bellissimo, ma non sono io”. E lui zitto ha fatto di si’ con la testa, e poi di no, e poi il disegno ha iniziato a rovinarsi a piccoli cerchi dove cadevano le lacrime e io mi sono rialzata. La polvere di gesso giallo e blu si mescolava nell’acqua che gli pioveva lungo le guance e la barba, e diventava verde e sembrava tornare a essere assorbita dall’asfalto granuloso, e non restava piu’ nessun colore, solo il grigio scuro del marciapiede. Ogni lacrima faceva un buco, e sembrava una madonna crivellata da una mitraglia quella stesa sul marciapiede.
    L’ha cancellata tutta con le lacrime, mentre io mi allontanavo piano, guardandolo. Ci ha messo ventiquattro minuti e credo sedici secondi se ho ben contato.
    La mattina dopo sono tornata a cercarlo. Stava stendendo il suo cappotto per terra mentre con la mano teneva quella di una ragazza bella come una madonna, e la aiutava ad attraversare una pozzanghera sul marciapiede.