Bach suonato da Gould mi terrorizza.
Ascoltare queste incisioni è una delle esperienze più terrificanti che io possa immaginare di fare.
È come prendere la bellezza, smontarla, toglierle la pelle e la carne e le ossa strato dopo strato, ma senza sporcarsi nemmeno un po’ di sangue, e guardare come è fatta da dentro.
Fa impressione, non riesci a smettere, e vorresti perché quando è troppo è troppo, ma non puoi.
È come guardare un meraviglioso panorama appesi a testa in giù su uno strapiombo di un chilometro.
È come essere chiusi in uno scafandro sul fondo dell’oceano e sentire che intorno, nel buio più profondo, ci sono pesci intelligentissimi che vivono tranquillamente senza di te, e ti sfiorano con le pinne ma non puoi vederli. Sai che sono lì, e non ci puoi fare niente, e non li capisci nemmeno. E loro beati ti ignorano. E tu nemmeno saprai mai che colori hanno, o che forme.
È come venire dai neuroni.
È come piangere sotto anestesia: non senti niente, ti trovi tutte le guance bagnate e non sai perché, non capisci dove ti fa male, in realtà non sembra nemmeno che faccia male eppure deve essere così, altrimenti non piangeresti.
È come guardare la struttura matematica delle emozioni, è la solitudine immensa dell’amore puro.
agosto, 2012
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Cose che anche se non si trovano le parole è uguale e forse pure meglio
agosto 30, 2012 by Valentina
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Controconto
agosto 26, 2012 by Valentina
Tempo fa avevo lasciato un appunto “dobbiamo imparare a contare”.
È tempo per il doveroso corollario: dobbiamo imparare a capire quando non contiamo più.
Giorni, mesi, anniversari mancati, canzoni, strade, magliette a righe, occhiali da sole, il segno del costume. Dobbiamo imparare a mettere via tutto e sostituirlo con un ritrovato senso di rispetto per quello che ci succederà dopo. Per quello che ci sta già succedendo.
Per quello che succede in generale, anche, e non necessariamente a noi.
Non contiamo più. Non contiamo più niente. Non contiamo per nessuno.
Smettiamola di contare. Smettiamola con i numeri, con le poesie e con le canzoni, grazie.Category bonus track | Tags: | No Comments
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Spiagge, libri e ossa: tutti in un solo post! (da oggi, con foto!)
agosto 7, 2012 by Valentina
Credo che dalla prima elementare a quando ho iniziato a lavorare negli ultimi anni del liceo i miei genitori abbiano speso più per farmi leggere che per vestirmi. E se uno pensa che sia una fortuna che i libri costino meno di jeans e magliette vorrei sottolineare come un paio di pantaloni o un golfino durino molto più di qualche giorno.
Ricordo ancora oggi come uno dei giorni più felici della mia vita un sabato estivo di millemila anni fa, una giornata di megasconti alle messaggerie musicali (a proposito, esistono ancora?), io e mia mamma con borse pesantissime piene di libri e il suo sguardo supplicante mentre mi chiedeva “pensi di essere a posto per un po’?”.
In fatto di letture sono una bestia onnivora. Leggo qualunque cosa, compreso il grande classico delle etichette dello shampoo quando in bagno non ho di meglio sottomano. Il mio anobii è lì a dimostrarlo.
Eppure.
Eppure c’è un genere che in questi lunghi anni di onorata carriera da divoratrice di libri non avevo mai affrontato, ed è il thriller.
Non per pregiudizio, sia chiaro. (Io? Pregiudizi? IO?!? Non sia mai!)
È che proprio sono una ragazzetta impressionabile. Non reggo le immagini forti, punto primo. Punto secondo, non reggo la tensione. I misteri mi stressano, e non mi piacciono i cadaveri. Mi agito. Faccio i brutti sogni.
Eppure.
Eppure è giunto anche per me il momento di allargare i miei orizzoni. E qualche tempo fa ho letto “La voce delle ossa”, di Kathy Reichs. Non è stata un’iniziazione morbida: già alla prima pagina ho letto cose che mi hanno fatto venire tutti i brividi lungo la schiena e i peli dritti sul collo. Per fortuna Temperance Brennan, la protagonista, è assolutamente rassicurante nonostante faccia un lavoro inconcepibilmente orrorifico (antropologa forense, in pratica studia i resti umani putrefatti o mummificati). Sarà che come tutte le donne ha anche i suoi casini, quindi tra un’indagine e un nuovo cadavere ci mette tutta la sua storia, la sua vita, i suoi sentimenti e mantiene intatta tutta la sua umanità e la sua dolcezza. Sarà che la trama si sviluppa su talmente tanti e diversi piani che alla fine la tensione ha più un effetto simile a quello di un pettine enigmatico che ti sbroglia i neuroni più che di uno strizzone di pancia dato dall’ansia. Insomma, alla fine questo libro mi è proprio piaciuto.
Non so quando farò un secondo tentativo con questo genere. Molto presumibilmente però sarà con un altro libro della seria, sempre con protagonista Tempe. (Oh, è come se fossimo amiche, mi sento di potermi permettere di chiamarla così)
Nell’immagine: come ricreare nel vostro salotto l’impressione di essere in vacanza sulla spiaggia. Tip: se siete in spiaggia davvero e non state leggendo Tempe, lo state facendo comunque un po’ sbagliato.Category bonus track | Tags: | 1 Comment
