RSS Feed

luglio, 2012

  1. L’indiscutibile superiorità britannica

    luglio 28, 2012 by Valentina

    L’indiscutibile superiorità britannica si manifesta quando al termine della cerimonia di apertura delle olimpiadi ospitate per la terza volta a Londra si accende la torcia, esplodono mille fuochi d’artificio concentrici tutto intorno allo stadio e in sottofondo parte questa

     

    E poi, dopo, ti arriva pure Paul Mccartney a cantare. Cioè.


  2. Istruzioni per l’uso del *mio* telefono

    luglio 26, 2012 by Valentina

    Visto che in questi giorni ho il nervosetto facile perché fa caldo e tutti sono in ferie tranne me – tranne meee – tranne me – tranne me – tranne me etc ho pensato di rendere la vita più semplice a voi e magari (in realtà, soprattutto) a me fornendovi delle indicazioni fondamentali riguardo all’utilizzo dei mezzi di comunicazione con me.
    Ci tengo a sottolineare: con me. Con gli altri fate come vi pare. Ma con me, se mi volete bene e se ci tenete alla pelle, per cortesia fate così.

    1. Se mi chiami e non rispondo c’è un motivo. E’ inutile insistere e richiamare otto volte nell’arco di dieci minuti: continuerò a non risponderti. Molto probabilmente sono impegnata a fare qualcosa che mi impedisce materialmente di rispondere al telefono (la doccia, il riposino, la lampada abbronzante o addirittura magari lavorando), in altri casi potrei non essere nella condizione psicofisica adeguata per rispondere alle tue richieste (che già immagino appena vedo il tuo nome lampeggiare sullo schermo): rassegnati, non è insistendo che migliorerai la tua né la mia posizione. Anzi, ti dirò di più: maggiore è la densità di telefonate perse/minuto minori sono le possibilità che io ti richiami con urgenza.

    2. Se dopo quindici chiamate perse nell’arco di venti minuti non trovi nessun altro modo di farmi percepire la tua urgenza e il tuo bisogno di comunicare con me all’istante (e ti garantisco che ce ne sono) io immagino un unico scenario possibile: un bruto ti stava minacciando con un coltello, l’unica persona in grado di salvarti sarei stata io, purtroppo non ho risposto al telefono e quindi ora, dopo quei quindici inutili disperati tentativi, sei morto. Quindi non serve che ti richiami. Anche perché un po’ te la sei cercata, voglio dire: chi mai affiderebbe la sua vita a me? Come ti viene in mente di chiamare ME in queste cirostanze? Non ce l’hai un parente più prossimo? Non sarebbe stato meglio fare un tentativo con la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza?

    3. Se non rispondo al telefono non è perché ti odio. È perché magari in quel momento esatto sono arrampicata su una metropolitana stracolma e non voglio far assistere tutto il vagone alla nostra conversazione, o forse sono su un interregionaleveloce senza aria condizionata che viaggia quindi con tutti i finestrini abbassati creando un casino d’inferno, o forse ho in mano delle teglie appena sfornate a cui devo badare, magari sto piangendo perché ho appena finito di leggere un libro commovente. In nessuno di questi casi sarei in grado di comunicare efficacemente con te. Ti serve qualcosa? Scrivimi. Mandami un SMS, mandami una email. Tenuto conto che oltre a non voler rendere conto a terzi del casino organizzativo delle mie giornate in questo momento e tenuto più che altro conto della mia memoria a forma di scolapasta qualunque cosa urgente tu mi chieda di fare per telefono io me la dimenticherò. Ti serve qualcosa? Scrivimelo. In questo modo appena avrò la possibilità ottempererò a tutte le tue richieste. Hai bisogno di me? Scrivimelo. E’ veramente urgentissimissimissimo? Scrivimi che è davvero urgentissimissimissimo. E prega che lo sia davvero. Ma c’è una cosa che non devi mai e poi mai fare, vedi punto 4.

    4. La segreteria telefonica. No, seriamente. Io non la disabilito perché non sono capace mi aiuta a scremare tra i miei contatti quelli che vivono nel mondo reale e quelli che vivono nel mondo di fruttolo. O nel 1987. Cosa vi spinge a lasciare dei messaggi in segreteria? Cosa? Per quale motivo io, che ho già visto le vostre sette chiamate perse, dovrei prima chiamare un numero per ascoltare un vostro messaggio che dice “ciao sono io richiamami quando puoi è urgente” e poi solo in un secondo momento chiamare direttamente voi? PERCHÉ? Io davvero, cioè, boh. Se posso fare una telefonata la faccio a voi, non alla segreteria. Se non posso, non chiamo nemmeno la segreteria. Mandatemi una email. Mandatemi un messaggio. Ora ci sono pure quelli gratis, di whatsapp, per cortesia non lasciate messaggi in segreteria, non nel 2012, non se mi volete bene, non se davvero avete bisogno che vi richiami.

    5. A proposito di whatsapp. Prima di dare per scontato che io abbia il vostro numero salvato nella mia rubrica evitereste del grande imbarazzo sia a me che a voi stessi se al primo contatto vi presentaste. Perché il nomignolo con cui vi registrate il più delle volte non solo non mi dice nulla ma nemmeno vi rende onore. Nuovo messaggio da Piccipisella: “ciaooooo! come va?”. Ecco. Io normalmente rispondo “Bene, grazie. Ma non so chi tu sia”. E questo sottintende che io nemmeno lo voglio sapere chi è Piccipisella. Invece niente, poi si presentano sempre, in un tripudio di imbarazzo.

    6. Ho un unico numero di telefono. Personale e di lavoro. Che siate amici o clienti: abbiate pietà e abbiate pazienza. Prima o poi vi richiamo, promesso. E sarà bellissimo per tutti noi. Datemi solo il tempo di farmi passare il mal di testa e mettere in carica la batteria. E non offendetevi se col mio telefono rispetto le mie priorità, non c’è niente di personale, è solo mera sopravvivenza.


  3. We don’t even care as restless as we are

    luglio 26, 2012 by Valentina

    Protetti dalle nostre felpe col cappuccio, pioggia vaporizzata che fa odorare la strada di ozono, mani in tasca.
    Non potevamo pensare che al futuro, visto che ancora non avevamo inziato a vivere per davvero. Solo tentativi, bozzetti, come le sfide di corsa, imitazioni, allenamento, come rotolarsi facendo la lotta. Prove di forza e brutte copie di approcci amorosi.
    Probabilmente non è vero, ma potrei dire che avevamo delle biciclette su cui pedalare veloci, lanciati e aerodinamici verso uno splendido avvenire.
    E tutto doveva ancora venire, tutto doveva ancora arrivare. Lo aspettavamo impazienti, come una sfida. Aspettavamo, elettrizzati dalla paura, col mento in alto e gli occhi liquidi. Mi avevi insegnato a far rimbalzare i sassi sulla superficie dell’acqua per ingannare il tempo. Ma era un modo per illuderci di poter ingannare anche le leggi della fisica, perché nonostante la perfetta inclinazione e la velocità adeguata i sassi prima o poi dopo qualche metro finivano comunque a fondo.
    E nonostante i tentativi e gli schizzi, i progetti, le prove e gli allenamenti, alla fine il futuro è arrivato anche per noi, molto diverso da quello che avevamo intravisto da sotto i cappucci delle nostre felpe al parchetto.
    “Ci pensi mai a quando saremo vecchi?”
    Ora lo siamo, rispetto agli standard di allora. Vecchi. Anche se buona parte di quel futuro deve ancora arrivarci addosso, abbiamo abbassato la guardia, abbiamo smesso di aspettarlo.


  4. Sindrome

    luglio 21, 2012 by Valentina

    E non dico che non vada bene anche così, però.
    Alla fine io sono il tipo di persona che organizza le feste a sorpresa, non quella per cui vengono organizzate.
    Io sono più il tipo che se trova una frase bella in un libro la ricopia a mano su carta colorata e te la spedisce.
    Io non sono quella per cui poi le persone si preoccupano, ho addestrato tanto bene chi mi sta attorno con i miei “basta il pensiero” che oramai forse è diventato superfluo anche quello.
    E non è così strano che poi finisca sempre con una valigia chiusa di fretta e un viaggio di ritorno fatto di corsa.


  5. La piramide alimentare del socialwebz

    luglio 19, 2012 by Valentina

    1 – al gradino più basso, il plancton dei socialcosi: ragazzotte ciocciotte che si fanno gli autoscatti
    2 – quelli che “guardami come sono sarcastico e dissacrante quando dico che quelle che si fanno gli autoscatti sono cicciabbombe dimmerda”
    3 – quelli che “guardami come sono figo io che non mi pongo il problema di chi si fa gli autoscatti o meno, davvero sarei felice se avessi il tempo di preoccuparmi di queste cose”
    4 – quelli che “guardami come sono colto, non si dice avere il tempo di ma avere il tempo per, e poi la crusca ti ha dato i congiuntivi: usali! sono tutto pervaso come da un senso di fremdschaemen”
    5 – Gianni Morandi, maestro di gusto e cordialità

     


  6. Luglio è per pensarci su

    luglio 15, 2012 by Valentina

    Adesso vi racconto come funziona questa cosa delle compile.
    Io non ho la macchina (la patente sì, ma non guido. E fidatevi: è meglio così) e quindi giro sempre con i mezzi pubblici. E visto che oltre a odiare la gente non sono in grado di stare zitta e buona quando sento qualcuno che dice una puttanata, e la gente sui mezzi pubblici dice SVAGONATE di puttanate, per evitare di finire una volta o l’altra in galera devo isolarmi da quello che mi circonda.
    No, veramente. Io i discorsi sugli autobus non li posso sentire. Non devo.
    Quindi mi infilo le cuffiette e ascolto la musica.
    Solo che non mi piace ascoltare musica nuova quando sono in giro. Se ho un disco nuovo da sentire mi piace farlo a casa, seduta comoda, con le mie cosine intorno e tutta la concentrazione disponibile. E poi non mi è mai piaciuto ascoltare i dischi per intero. Dopo due canzoni con la stessa voce e gli stessi suoni mi innervosisco, ché il discorso della divina lunghezza vale solo per Schubert, cari miei.
    Quindi mi preparo le compile, con le canzoni che mi piacciono tutte mischiate.
    Di solito quando preparo una compila mi sembra di metterci SOLO CAPOLAVORI. L’ascolto e la riascolto tutta tronfia e compiaciuta del mio ottimo gusto. Poi la infilo nell’ipod e via, ogni volta che timbro la tessera della metro schiaccio play e passa la paura.
    Solo che poi i giorni passano e mi stufo di sentire sempre le solite 10 canzoni della compila (perché 10? perché era il tempo stimato del tragitto da casa all’ufficio quando ancora avevo un lavoro in ufficio, e quindi sono rimasta fedele a quella durata). Mi smarono. Inizio a dubitare del mio ottimo gusto. Ricerco un brivido di novità inserendo lo shuffle. Lo skip diventa il mio migliore amico. Finché proprio non ne posso più e preparo un’altra compila.
    Ormai è qualche anno che procedo con questo sistema, anche se da molto meno ho iniziato a condividere le compile con il resto del mondo.
    E quindi succede che a volte riascolti una canzone e mi dica “ma questa è UN CAPOLAVORO la metto SUBITO nella compila NUOVA”. E poi magari invece l’avevo già messa in delle altre compile vecchie*. Oh, capita.

    Niente, questo per dire che:

    1. ho itunes pieno di doppioni
    2. le canzoni delle compile io le metto in ordine e quindi hanno un filo logico se ascoltate dalla prima all’ultima, e solitamente funzionano bene anche in senso inverso dall’ultima alla prima, ma voi potete fare un po’ quello che vi pare e ascoltarle anche a caso
    3. le compile nascono, crescono e pascono per puro utilizzo personale. Non sono mica uno di quegli indiebloggher con la pretesa di assemblare LA BIBBIA musicale della stagione. È la roba che piace a me, non deve piacere per forza anche a voi.
    4. lo spirito di condivisione nasce dal semplicissimo ragionamento del “già che l’ho fatta la giro anche agli altri” quindi se vi piacciono le canzoni potete anche dirmelo, se vi fanno schifo potete anche cancellarle e non tornare qui mai più, ma soprattutto: se DAVVERO vi piacciono le canzoni dovreste andare a comprare il disco, ecco.
    5. l’ultima che ho fatto stasera è ovviamente piena di CAPOLAVORI e la trovate qui
    6. forse qualche canzone l’avevo già messa in qualche vecchia compila. Pazienza. Nel caso, vi si faranno un po’ di doppioni in itunes pure a voi.

    *”in delle altre”? srsly?


  7. Firewood

    luglio 15, 2012 by Valentina

     

    Ultimamente mi capitano un sacco di quelle cose di cui non ti va di parlare con nessuno.
    Da un lato perché sono cose talmente piccine e delicate e fragili che non reggerebbero il processo di distillazione razionale necessario per trasformarle in parole.
    Dall’altro lato perché poi la gente non solo ha la pessima abitudine di capire un po’ quello che le pare, ma tende anche a portare parecchia sfiga.
    Quindi sì, sono cose belle quelle che mi stanno capitando. E a maggior ragione sento il dovere di proteggerle dalla brutalità delle parole e delle persone, almeno per un po’, almeno fino a quando non saranno abbastanza definite e solide da poter affrontare il mondo per i fatti loro.
    Nel frattempo però

    1) ho smesso di fumare
    2) sono andata a Roma, ho rivisto delle belle persone, ho mangiato la grattachecca della sora Mirella
    3) ho prenotato dei biglietti aerei
    4) ho tre progetti nuovi che stanno prendendo concretamente il via
    5) ho ritrovato la voglia di riprendere in mano progetti vecchi e mezzo abbandonati e ridargli nuova vita

    Non vorrei dirlo troppo forte, perché poi la gente capisce male e inizia subito a portarmi sfiga. Non vorrei dirlo troppo forte perché poi magari non sono nemmeno queste le parole giuste. Potrebbe essere però che dopo questo lungo anno forse stia ricominciando a vivere. O almeno a fare dei tentativi più convinti in questa direzione.


  8. Cambio degli Armadi

    luglio 8, 2012 by Valentina

    Quindi mentre voi stavate scialacquando tutti i vostri risparmi andando per SALDI io ho deciso di affrontare il cambio degli armadi.

    Durata dell’operazione: stimata 8 minuti, effettiva 12 minuti (sono un’ottimista, è il mio più grave difetto)

    Metodologia:

    1. se ha le maniche lunghe va nel mucchio della roba invernale

    2. se è da stirare va nel mucchio della roba invernale

    3. se ha le maniche lunghe + è da stirare va con le cose da buttare

    4. gli indumenti estivi vanno a loro volta smistati in tre diversi mucchi: a) robe con cui posso presentarmi a lavoro, tipo la T-shirt “muffin of love”  b) robe con cui non posso presentarmi a lavoro, tipo la T-shirt “pesce chirurgo” con disegno di pesce armato di bisturi e mascherina c) robe da stirare

    Considerazioni finali

    1. le cose più belle che possiedo provengono dai negozi inglesi dei poveri (Primark e Top Shop su tutti) oppure dall’armadio di mia sorella

    2. vince il premio per l’indumento più inutile mai concepito “Il Coprispalle”, di cui ho scoperto di avere un numero spropositato di esemplari

    Propositi per il futuro

    Breve termine: stirare (domani)

    Medio termine: indagare quale sia il mio problema riguardo alle spalle e perché continui a comprare indumenti atti a coprirle e che vengono poi inesorabilmente abbandonati sul fondo del cassetto senza essere utilizzati (entro agosto)

    Lungo termine: tornare a Londra nei negozi dei poveri e essere felice (settembre)

     

     


  9. Neo

    luglio 8, 2012 by Valentina

    Ho un neo sul collo, davanti. “Quindi sulla gola” diranno di più precisetti, e probabilmente sì, se non mi avete mai vista per farvi capire dove sia il mio neo va bene dire che è sulla gola, proprio in mezzo, dove la pelle è sottile e forma un piccolo avvallamento vulnerabile dopo il duro della trachea e prima degli spigoli delle clavicole. Se mi avete vista invece non serve che vi spieghi dove sia il mio neo perché sicuramente lo avete ben presente: è un dettaglio che viene registrato immediatamente e che mi identifica, come la forma del naso e la forte personalità.
    E proprio come la forte personalità anche il neo sul collo non manca di procurarmi saltuariamente problemi e impicci: l’ho più volte ferito pizzicandolo nella zip del kway, si irrita con i colletti, con i foulard, con gli orli delle maglie di lana… tutti fastidi fondamentalmente invernali.
    Venerdì si è arrabbiato, tutto da solo, ha dato di matto “probabilmente a causa del sole” dice la farmacista che mi consiglia di tenerlo coperto con un cerotto fino alla visita dermatologica.
    E allora io non solo vado in giro come una sfigata con la gola incerottata, ma la colla del cerotto mi fa pure allergia.

    image