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maggio, 2012

  1. Voglio lui

    maggio 31, 2012 by Valentina

    Ma alla fine cosa vuoi, lo sai che non si capisce?
    Vuoi qualcuno che ti chiami amore? L’avevi e l’hai mandato via.
    Vuoi qualcuno che ti chieda di sposarlo? L’avevi e sei scappata.
    Vuoi qualcuno che sia inarrivabile? L’hai inseguito e sedotto e tirato giù dal suo piedistallo.
    Vuoi essere coccolata? Poi ti annoi.
    Vuoi essere tormentata? Poi ti lamenti.
    Vuoi essere amata? Non barare, lo sei stata. Più del dovuto.
    Vuoi un braccio a cui appoggiarti mentre passeggi? Non ti è mai bastato.
    Vuoi una schiena da guardare mentre ti addormenti?  Una mano da stringere quando hai paura?
    Alla fine, cosa vuoi? Lo sai che mica si capisce?
    Vuoi un ragazzo che ti faccia ridere? Che ti faccia piangere? Che ti faccia parlare? Che sappia parlare?
    Vuoi qualcuno con cui stare in silenzio? Qualcuno con cui ascoltare la musica? Qualcuno che ti canti la ninna nanna? Qualcuno che ti dica la verità?
    Vuoi qualcuno che ti guidi? Vuoi qualcuno da comandare a bacchetta? Vuoi essere portata in palmo di mano, vuoi essere tradita, vuoi essere mostrata con orgoglio, vuoi essere un segreto, vuoi essere veramente la metà di qualcuno o vuoi stare da sola?
    Sai che alla fine non si capisce cosa vuoi?

    Lo so che non si capisce, se non conoscete lui. Voglio lui.


  2. Lettera d’amore 2014

    maggio 27, 2012 by Valentina

    Voleva vedere il parco dove andavo a prendere il sole la scorsa estate. Ma era notte, era buio. Avevamo un po’ di paura perché era veramente molto buio. C’era solo un piccolissimo spicchio di luna che non bastava a vedere i vialetti  tra gli alberi. Ma dopo qualche metro lontani dai lampioni della strada gli occhi si sono abituati. Abbiamo continuato a camminare, e stringevo la sua mano, e nel prato abbiamo visto le lucciole.

    Probabilmente si dovrebbero esprimere dei desideri quando si vedono le lucciole nel prato, ma io non ne avevo altri da esaudire. Bastava essere lì con lui, in una sera appena tiepida. Mi bastava sapere che avevamo camminato al buio e le nostre paure erano state superate e ricompensate. Le mie dita allacciate alle sue, le lucciole nel prato, torniamo a casa, è perfetto così.


  3. Io negli anni ’90 non ero ancora nata

    maggio 23, 2012 by Valentina

    E insomma, nessuno mi ha chiesto niente ma io la lista delle 10 canzoni preferite degli anni ’90 la voglio fare lo stesso. Posso, no? Che poi probabilmente nessuno mi chiede mai nulla perché è noto che io negli anni ’90, per carità, signora mia, solo Mozart e Schubert (questo è un modo carino per eludere la realtà, ovvero che nessuno mi chiede mai nulla perché a nessuno gliene frega nulla di quello che penso, ma ormai internet mi ha viziata e faccio fatica a credere che la mia opinione su un argomento che non conosco per nulla sia meno che imprescindibile).

    Perciò ecco: io negli anni ’90 ascoltavo solo la musica di gente morta, lo sanno anche i sassi. Quindi nella lista non ci saranno i meglio capolavori dell’epoca bensì quelle 10 canzoni che in un modo o in un altro sono riuscite a penetrare il mio sbarramento auricolare e che quindi possiamo suddividere in tre sottoliste.

    A – Le canzoni che per caso ho sentito e di cui mi ricordo

    Siccome sono sempre stata una ragazzetta romantica pure se studiavo armonia e mi spaccavo la schiena sugli studi di Clementi, io degli anni ’90 mi ricordo soprattutto le canzoni d’ammore. Ecco a voi quindi

    Oh, erano anni di amori tormentati. Se avessi saputo cosa sarebbe successo poi mi sarei concentrata di più su musiche della categoria B e C

    B – Robe che mi regalavano o che mi trascinavano a sentire

    Mia cugina, non si sa perché, mi aveva regalato il disco. A me non è che dispiacesse, però la comprensione dei testi cozzava malamente con quelli che sulla carta erano i miei voti in inglese e quindi l’ho sempre ascoltata con un misto di senso di sfida e perplessità.

    E vabbè. Questa. CIAO.

    C – Robe che mi costringeva a sentire mia sorella

    Eppure lei ci ha provato. Più e più volte. Ma dovevamo aspettare il 2006 perché le mie orecchie fossero pronte. Adesso quasi tutti i gruppi che mi consigliava sono diventati i miei preferiti anche se all’epoca li detestavo dal più profondo del mio essere. Invece mi ricordo che questi li ascoltavo sempre volentieri. I misteri.

    Poi ovviamente c’era anche quello che mi andavo a cercare da sola. Ma era molto poco. Anche se molto bello. Tipo:

    Questo è quanto.
    Adesso, rivedendo nero su bianco (o su giallino-rosato) quello che ascoltavo mi rendo conto che alla fine se non mi viene mai chiesto di fare questi elenchi c’è più di un motivo. Ma non posso farci nulla, per me tutte le cose belle sono arrivate dopo, tutte insieme. E buona parte degli anni ’90 non l’ho ancora finita di esplorare – ultimo esempio: “ehi, sai che ho scoperto questo gruppo FIGHISSIMO, no, davvero, TROPPOBBRAVI, si chiamano tipo Soul Asylum o qualcosa, no devi troppo ascoltarli perché spaccano”- ecco.

    E poi ho scoperto solo un anno fa questa canzone, che secondo me è una delle canzoni più belle del mondo. E per fortuna non l’ho conosciuta quando è uscita, altrimenti ciao Clementi, ciao Conservatorio, cosa avrei fatto? sarei stata come tutti voi branco di debosciati? e poi cosa mi sarebbe rimasto da scoprire adesso?


  4. Programmi per il finesettimana passato

    maggio 7, 2012 by Valentina

    Quindi dichiaro concluso il periodo “ommioddio lavoro 16 ore al giorno non ho più una vita” e decido di ricominciare a comportarmi come l’animale sociale che mi dicono di essere e anche di iniziare non solo una frase, non solo un paragrafo ma addirittura un intero post con “quindi”.  La trasgressione, signora mia.

    Capitolo I: consigli preziosi

    Vi ritrovate nuovamente, disperatamente, annoiatamente, irrimediabilmente single alla soglia dei 26 anni (occhei, 28). Cosa potete fare, a parte abbassarvi l’età? Chiudetevi due giorni in un albergo con una sessantina di sgallettate in frenesia sposalizia. No, davvero. Giuro. Io sono stata allo Sheraton Malpensa a questo evento fighissimo organizzato dalla Stiletto Academy e chiamato Sì, mi voglio. Nonostante non solo non mi sposi (né ora né, inizio a credere, mai) ma anche le mie amiche abbiano smesso di invitarmi ai loro matrimoni (non mi spiego il perché, oltretutto. O mi sono comportata veramente malissimo a qualche matrimonio precedente MA NON CREDO, oppure inspiegabilmente le mie lamentele hanno sortito l’effetto sperato e finalmente vengo lasciata in pace a godermi i sabati tardoprimaverili spaparanzata al parco).

    Un gineceo. Due giorni passati tra trattamenti di benessere, corsi di cucina, smaltini, cremine, lezioni di trucco e di burlesque. E le sposine e le loro amiche… tutte deliziose. Siccome io ero lì in qualità di imbucata amica delle organizzatrici e con il preciso scopo di dare una mano, tra un frullato detox e una puntata dal parrucco, ho socializzato con i diversi gruppi di nubilande: è stato terapeutico. In due giorni interi non si è MAI parlato di uomini. Nemmeno per sbaglio, nemmeno per scherzo, e il mondo non ha ancora imparato quanto abbia bisogno di questo ora.

    Inoltre ho scoperto di avere delle doti inespresse da artista del burlesque, quindi potrei anche decidere di imboccare questa strada in una delle mie prossime reinvenzioni. Già mi vedo tra boa di piume, mossette e smorfiette. Nonostante Dania (nda: insieme a Spora una delle due menti vulcaniche dell’organizzazione) abbia commentanto questa mia intenzione con un lapidario “ti ci manca solo questo” e correlata alzata di sopracciglio.

    Capitolo II: finito un evento se ne fa un altro

    Dato che la parola chiave di questo fine settimana è stata “workshop”, finite le mie lezioni e le mie incombenze allo Sheraton Malpensa mi sono scapicollata col trenino a Cadorna e da lì sono andata, cappottino valigia e tutto, all’OstelloBello per assistere all’incontro tenuto da Florencia in cui si parla di musica, promozione online, e altre amenità.
    Allora. Io, si sa, ho un debole per questa biondina. Non vorrei fare la solita indiesnob ma voglio credere di essere stata una delle prime (medaglimedagliamedaglia) a scriverne in giro. Ecco: vederla lì, dopo aver vinto un contest online, a raccontare tutto il lavoro che c’è dietro la promozione di una nuova band e tutta la strategia e la fatica che bisogna metterci oltre alla bravura e al talento, mi ha emozionato. Perché oh, lei è proprio brava. Ed è ancora più brava perché tira dritto per la sua strada senza ascoltare troppo le lodi sperticate come le mie e senza farsi abbattere dalle critiche spietate che a volte le rivolgono (esempio qui) mantenendo sempre una calma zen e una modestia da apprezzare.

    Poi vabbè, c’è stato il concertino dei LavaLavaLove, e poi insomma c’era il Barto. E se non lo conoscete vuol dire che il vostro disprezzo per l’umanità è decisamente fondato e comprensibile, perché il Barto è una delle poche persone che mi fanno rivalutare gli esseri umani, che per il resto, diciamolo, fanno abbastanza schifo – scrivente inclusa.

    Capitolo III: perché faccio schifo

    Ho fatto due cose spregevolissime nell’arco di 4 minuti e quindi sento la necessità di purificarmi facendo pubblica ammenda. Mentre scendevo nella cripta dell’ostello in cui avevo abbandonato valigia e cappotto per recuperarli e tornare finalmente verso casa ad accudire i miei gatti abbandonati per il weekend sono stata intercettata da un ragazzo che supercarinamente mi ha chiesto “ciao, posso regalarti il disco della mia band?”.
    Ora: una brava persona avrebbe sorriso e ringraziato. Io invece faccio schifo e quindi ho sorriso, ringraziato e poi gli ho chiesto “perché, mi conosci?”. Come se. Cioè, figurati. Certo: la gente mi fa le poste per regalarmi i dischi proprio a me perché sono una vera autorità nell’ambito, no? Odiosa. Lui ovviamente povera stella mi ha fatto tanto d’occhi visto che no, non aveva (giustamente) la più pallida idea di chi fossi “no, così, a pelle, mi andava di fartelo avere”. E non finisce qui. Io sorrido sempre tantissimo, accarezzo il disco (esiste qualcosa di più bello di un disco nuovo ancora avvolto nel cellophane, liscio e intonso che si offre alle nostre mani avide per poi arrivare alle nostre avide orecchie? noi di Voyager crediamo di no), continuo a sorridere molto e ringraziare molto e poi vedo che sul retro della copertina c’è segnato un indirizzo email e (quanto faccio schifo) gli dico “uh, va bene, allora lo ascolto POI TI SCRIVO QUI E TI DICO COSA NE PENSO”. Parliamone. Anzi, no.

    Mi serve un bagno di umiltà. Decisamente. Chissà se alla spa dello Sheraton c’era e l’ho saltato per distrazione.

    Comunque ecco, possiamo anche ascoltarlo insieme. E il mio parere non richiesto è che mi sta piacendo.


  5. Quella

    maggio 3, 2012 by Valentina

    Io sono quella che se ne va. Quella che arrivederci e grazie, mi hai dato cose belle, non roviniamo tutto con pensieri più lunghi del tempo passato insieme. Io sono quella che si gira e si volta ma che non torna indietro, che ha sempre un posto nuovo in cui andare. Un posto in cui c’è più sole. Forse. Io sono quella che è fatta così, di canzonette e libri impilati sulla credenza, di orari impossibili e di poche telefonate.
    Le lacrime facili e veloci.
    La tenerezza come un baratto contro la disillusione.
    Le promesse come un segreto, che se le sappiamo solo noi due valgono di più. Ma non valgono mai niente.
    Io sono quella che non ha ancora imparato a chiedere scusa. Sono quella sincera, quando cambia il vento.

    Immagini altalene sotto casa, il cane, la macchina grande, i seggiolini sui sedili posteriori. Non ci credi e mi lasci andare. Io sono quella che ride e balla sui cocci. Io sono quella che si taglia i piedi, che tanto ormai.

    Tanto, ormai.

    Non torno per lasciarti intatta l’idea che hai di me, mi affeziono più alla perfezione che alle persone.