Camminare nel mio nuovo quartiere. Che poi è il mio vecchio quartiere, quello in cui sono cresciuta e da cui mi sono allontanata di molto, di poco, di moltissimo in varie fasi prima di tornare. Raccontarti com’era prima, quindici anni fa, prima delle recinzioni e di come è cambiato nella sua nuova geografia e sicuramente anche nel mio ricordo, e indovinare come lo vedi tu per la prima volta. Di notte, che tanto ormai è davvero primavera. Il posto segreto dove vado a piangere quando non mi va di farlo in casa. Le altalene. La panchina con le scritte davanti all’albero. Il muretto con scritto “ti amo”, quello con scritto “ciao”. Dipende da che parte arrivi e cambia il senso della storia “ti amo. ciao” oppure “ciao. ti amo”.
Un ragazzo posteggia l’auto e appoggia la birra sul tetto e se stesso alla portiera. Lo stereo ad alto volume. Il bagagliaio aperto. Canta. Secondo me piange anche un po’.
Bere alla fontanella, il drago buono, l’ultimo rimasto. Riempire i piccoli buchi rimasti delle storie che ti ho raccontato fino ad ora. Riempirli piano piano, come i punti che mancano in un ricamo. Ora sai di cosa parlo quando ti parlo delle mie camminate notturne.
Colmare le lacune. Come due ragazzini che hanno perso l’anno e ora con tutta la calma del mondo recuperano il programma e si preparano agli esami. Di normalità, più che maturità. La consapevolezza del dolore al ginocchio sbattuto di fresco contro uno spigolo e quella tutta nuova di non essere terribilmente fuori posto.
marzo, 2012
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Coeur de pirate
marzo 31, 2012 by Valentina
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We can burn brighter than the sun
marzo 21, 2012 by Valentina
Non è andata così. Vogliamo raccontarci che sia stato un inizio semplice, come nei film: lui guarda lei, lei guarda lui, era già tutto deciso. E’ andata esattamente così. Proprio come nei film: lui guarda lei, lei guarda lui. E improvvisamente non c’erano più decisioni da prendere né decisioni già prese. Come essersi appena svegliati, come essere appena nati, buttati improvvisamente nel mondo e in una storia. L’inizio perfetto che ha dato seguito a uno sviluppo molto meno che perfetto. L’improvvisa energia, le possibilità mai pensate, le corse di notte, i silenzi forzati, le esplosioni nelle orecchie e gli occhi chiusi di spavento e gioia, estasi, stanchezza, troppa luce, troppa fiducia, troppo presto. Presto, domani. No, prima.
Senza mai nemmeno una tregua, nemmeno solo per chiedersi scusa.Le stelle bruciano per milioni di anni e per noi continuano a brillare anche quando sono morte.
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and everything else
marzo 6, 2012 by Valentina
Un po’ come quando ti guardi allo specchio e non ti riconosci. Però ti piaci. Però non sei tu. Però ti sembri meglio. Però non è comunque convincente. Però ci speri.
Poi ti giri e facendo finta di niente di tocchi piano la faccia, per sicurezza, per tranquillità, ma sbagli la portata del gesto e ti infili un dito nell’occhio.
Ecco. Uguale.
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