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dicembre, 2011

  1. Se mi abbracci

    dicembre 20, 2011 by Valentina

    Se poi mi abbracci senti che non sono morbida e cedevole come pensavi. Se mi abbracci poi senti uno spigolo di anca, un angolo di costola (ti ho detto che ho due costole nuove, spuntate pochi mesi fa? sentivo un dolore lì in basso, più sotto, e poi sono spuntate due costole corte che prima non avevo, saranno le costole del giudizio, quelle due costole in più che chiudono la gabbia toracica a doppia mandata). Se poi mi stringi senti i noccioli che ho davanti sul petto pungere e lottare contro il tuo, di petto, come se fossero speroni per pungolare il tuo cuore, “batti più in fretta, hop, hop, trotta e galoppa, hop hop”. Poi se mi abbracci ti accorgi che non prendo la forma che mi volevi dare, che il mio corpo è tutto fatto a guardia di finanza per difendere i suoi confini, che se mi tieni il polso per sentire se ci scorre il sangue o del succo di mela poi mi restano dei lividi tondi sui polsi, neri e tondi come more e meno dolci, e tutto intorno una linea tratteggiata con una scritta in corsivo “tagliare qui”. E quando ti chini e mi baci sul collo, quando non ho le scarpe e improvvisamente ti accorgi che sono molto più bassa e molto più alta di come mi facevi, e mi sporge la clavicola, si segna di rosso contro la tua barba e poi sembra la sottolineatura di un errore sul quaderno.


  2. All I want for Christmaaaaas is… una rivoltella

    dicembre 16, 2011 by Valentina

    L’anno scorso la notte del 24 dicembre ero su un aereo per Londra partito con 2 ore di ritardo. La persona che avrebbe dovuto venirmi a prendere in aeroporto non voleva farsi lo sbattimento e quindi mi sono trovata con il mio valigino ad attraversare la gente che si abbracciava e si baciava agli arrivi per raggiungere il gabbiottino dei treni e fare il biglietto per Victoria Station impegnandomi al massimo per non piangere e non sbagliare binario.

    Qualche anno fa sono stata lasciata il 23 dicembre. Però ho ricevuto lo stesso il regalo per natale, eh.

    Quest’anno mi appresto a battere ogni record di patetismo.

    A me una volta il natale piaceva. O forse me la racconto, forse mi ha sempre fatto schifo. Auguri eh.


  3. Il rovescio della tazza

    dicembre 11, 2011 by Valentina

    Mi dicono di leggere, di scrivere, di non pensare.
    Iniziare a dipingere, tornare a disegnare, studiare una nuova lingua.
    Uscire, incontrare gente nuova, richiamare i vecchi amici.
    Impegnare il tempo e le mani, per far passare il tempo della guarigione senza continuare a tornare a toccare lì dove fa male.
    Mi dicono di calcolare lo spazio rimasto vuoto e progettare di riempirlo nel modo più razionale: concentrati sul lavoro, ritorna alla musica, inventa un nuovo progetto, torna all’univeristà.

    Ma io mi guardo intorno nella mia casa ancora vuota e penso che ci sto bene. Penso a tutti gli oggetti che non ho più e che non mi mancano, perché in fondo non mi servivano. Penso che sto meglio nei luoghi poco affollati. Penso che ho tutto quello che mi serve e tutto quello che ho mi basta.

    Allo stesso modo il vuoto che mi hai lasciato mi piace. Un po’ perché conserva ancora la tua forma e quindi è come averti ancora qui, in un certo modo puro e stupido da cui è esclusa ogni pretesa di possesso. Un po’ perché mi servirà a ricordarmi che ho già tutto quello che mi serve e che mi basta, quando sarà passata la nostalgia. Un po’ perché in uno spazio riempito a forza poi non c’è più posto per nient’altro. E io invece voglio tenere questo spazio che tu non hai voluto vuoto e pulito per chi vorrà provare ad abitarlo.


  4. Il tema di fine anno

    dicembre 9, 2011 by Valentina

    Cara maestra,

    non sono ancora iniziate le vacanze di Natale ma so che come ogni altro anno ci consegnerà un tema da svolgere sull’anno appena trascorso e così ho pensato di portarmi avanti e consegnarle già da ora il mio tema sul 2011, bilancio e riflessioni.

     

    Il 1 gennaio 2011 avevo la febbre. L’anno già non iniziava sotto i migliori auspici, ma io sono andata lo stesso a pattinare sul ghiaccio con i miei amici e a divertirmi con loro pensando che tanto sarebbe passata. Invece sono rimasta a letto quasi un mese perché non era una febbre normale ma era la SCARLATTINA. Da questa esperienza ho capito che non bisogna mai spingersi oltre i propri limiti fisici e soprattutto che alcune malattie non esistono solo nei libri dell’Ottocento ma ce le si può tranquillamente prendere anche tipo in aeroporto.

    A febbraio sono guarita dalla scarlattina e mi sono licenzata dal lavoro. Ero molto contenta perché era un lavoro che non mi piaceva tanto e le persone per cui lavoravo erano tipo quelle che adesso tutti vorrebbero impiccare agli alberi del parco di trenno perché sono quelli che hanno inventato la bolla della speculazione sui mutui e la crisi e i milioni di euro bruciati in borsa in cinque minuti eccetera. Solo che per tutto il mese ho dovuto lo stesso lavorare perché non è che uno si licenzia e sta a casa. No. Deve ancora lavorare per tot settimane.

    Poi ad aprile ho messo tutte le mie cose su un furgone (i mobili, i libri, gli spartiti, il ferro da stiro, il bellissimo stendino gulliver della foppa pedretti, il microonde, l’aspirapolvere, tutti i vestiti e le scarpe, la stirella, i cd, lo stereo, il computer, le stoviglie della cucina, tutto) e sono andata in Cornovaglia. La Cornovaglia è un posto meraviglioso. La mia casa era sul limitare di un paesino con circa 138 case (no circa, le ho contate) e si affacciava sulla brughiera. Tutte le mattine guardavo la brughiera, le pecore, i pony selvatici, la pioggia, il mare in lontananza, i cespugli di erica. Molto bello, davvero.

    In maggio ho messo un po’ di libri e un po’ di spartiti in quattro scatole, le ho portate all’ufficio postale del paesino di 138 case e le ho spedite a Milano. Poi ho preso i gatti, li ho messi in un trasportino, ho preso il taxi, poi il treno, poi un altro treno e poi l’aereo e sono tornata a Milano. Perché la Cornovaglia era davvero bellissima, però io no. E neanche la persona con cui ci stavo (anche se lavorava da un’altra parte e la vedevo solo il finesettimana).

    In giugno ho fatto pitturare tutti muri della casa di Milano di un bel giallo sole. Tanto non c’erano mobili da spostare perché era rimasto tutto in Cornovaglia e io volevo avere un colore allegro per tirarmi su di morale. E poi piaceva anche ai gatti. Mi sono messa a cercare dei lavori, ma non come quello di prima, dei lavori per lavorare ed essere più contenta. Mentre cercavo i lavori mi hanno chiamato quelli della casa che mi hanno detto “ma tu avevi disdetto l’affitto e noi la casa l’avevamo promessa a un’altra persona” e io gli ho detto “ma io sono tornata e ho fatto la disdetta della disdetta” e loro “infatti se vuoi restare è tuo pieno diritto, però quest’altra persona è anziana, poverina, qui sarebbe vicina ai suoi figli, tanto a te cosa cambia, ti troviamo un’altra casa, ma se vuoi restare qui resta, tanto quella poverina signora anziana sarà costretta dal tuo egoismo a morire lontano dai figli e…” “occhei, me ne vado”. Ma in realtà andavo solo a sentire i concerti e a limonare con ragazzi che poi mi avrebbero odiato per il resto della vita, e a fare colloqui.

    A luglio sono andata ad abitare nella casa nuova. Anche se nel frattempo avevo trovato un lavoro nello stesso cortile della casa vecchia. E vabbè, non è che una può sempre stare lì a lamentarsi. Almeno avevo di nuovo una casa e un lavoro.

    Ad agosto è venuta una mia amica nella casa nuova. Era la prima volta che veniva. Era anche la prima volta che la vedevo. Era anche la prima volta che ospitavo qualcuno a casa mia, perché nelle altre case c’erano sempre dei fidanzati che non volevano che ospitassi le mie amiche.

    Poi a settembre e a ottobre non è successo niente. Io volevo sempre che certe cose cambiassero, ma non dipendevano da me, e allora passavo le giornate a lavorare e le serate a giocare coi gatti.

    Finché non è arrivato novembre e quelli del lavoro mi hanno detto “da domani non lavori più”. E io gli ho detto “ma come. L’altro lavoro che avevo quando me ne sono voluta andare ho dovuto lavorare per altre tot settimane e questo lavoro che lo voglio invece devo stare a casa da domani?” e loro “sì” e io “ma cosa dice il contratto” e loro “quale contratto ahr ahr ahr. E per l’impudenza di questa domanda sai cosa? non ti paghiamo neanche il mese di ottobre” e io allora sono andata dall’avvocato e adesso non so come vada la cosa ma mi fido di lui e vedremo.

    E poi finalmente è arrivato dicembre. E tutto quello che ancora mi poteva cadere sulla testa mi è caduto sulla testa. E non resta nient’altro.

    Ho fatto una profezia maya che dice che il mondo finiva nel 2011 e l’ho fatta avverare. Però sono successe anche tante cose belle: sono andata al concerto dei Bell&Sebastian, e anche a quello dei FooFighters, e poi sono usciti ben due dischi entrambi con il mio nome nei ringraziamenti, e ho litigato con alcune persone con cui poi ho fatto pace, e la mia amica del cuore mi ha portata con sè quando ha fatto l’ecografia e abbiamo visto insieme i pugnetti e il naso del fagiolino che porta in grembo. Ho visto tanti posti e preso tanti abbracci, e forse ho anche un lavoro che è molto strano ma mi fa ridere e quindi è bello.
    Adesso faccio un’altra profezia maya che dice che il mondo ricomincia nel 2012. Nel frattempo, in questa ventina di giorni che avanzano fino al nuovo anno, prometto che mi impegnerò a rimanere viva.

     


  5. Lettera d’amore 1126

    dicembre 6, 2011 by Valentina

    C’è un modo di stare male molto nobile e compiuto. Quando stai male e ti lasci stare male, peggio che puoi, perché così puoi sfogare tutto il dolore e prepararti il cuore pulito per tutte le cose belle che verranno.
    C’è un modo di stare male che invece non si sfoga, resta a metà. Vuoi aggrapparti ancora all’ultimo pezzettino di speranza perché sai che dopo questo stare male non ci sarà più niente. Quando ti tolgono l’ultima possibilità di essere felice non puoi nemmeno permetterti il lusso di starci veramente male. Devi centellinare le lacrime perché dovrai fartele bastare per il resto della vita.