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giugno, 2011

  1. Le tre notti in bianco

    giugno 22, 2011 by Valentina

    C’era una volta una principessa, ed ero io. Avevo un castello con il fossato e il ponte levatoio, e tenevo un drago rinchiuso nella torre piu’ alta.

    Un passante mi ha detto “non funziona cosi’, se sei la Principessa e’ il drago che deve tenere prigioniera te”. Allora ho preso la chiave che portavo sempre appesa al collo e ho liberato il mio drago.

    “Dove mi mandi, Principessa?”
    “Non ti mando via”
    “Perche’ non posso stare nella torre?”
    “Dicono che la torre e’ dove dovrei stare io e tu mi devi fare la guardia”
    “Ma io non voglio”
    “Lo so”
    “Ma io voglio stare con te”
    “Non si puo’”

    E allora il drago offeso e ferito si e’ allontanato, e io sono rimasta sola nel castello.

    Un giorno un passante mi ha detto “Guarda che c’e’ un drago che sembra proprio il tuo che va in giro a bruciare i villaggi e spaventare le persone. Devi andarlo a riprendere, era meglio quando lo tenevi chiuso nella torre”

    Allora mi sono informata, per fare le cose fatte bene, e ho scoperto che per catturare il drago dovevo diventare cavaliere.

    Sono andata nella chiesa al Solstizio d’Inverno, vestita di una tunica bianca. Mi sono prostrata davanti all’altare per meditare tutta la notte e pregare la Vergine di insegnarmi l’umilta’ e come abbassare lo sguardo quando serve.

    Un passante mi ha dato un calcio “non sei umile anche se indossi la tunica, sei una principessa, ti ho riconosciuta”.

    La notte dopo sono tornata alla chiesa, vestita come una sposa. La fronte premeva sulla pietra fredda del pavimento mentre meditavo e pregavo la Madre di insegnarmi l’accoglienza e come nutrire le persone che amo.

    Un passante mi ha strappato il vestito “non sei una sposa, sei una puttana, ti ho riconosciuta.”

    La notte successiva non mi hanno lasciato entrare in chiesa. Mi sono spogliata nuda e mi sono sdraiata nella neve, meditando e pregando la Crona di farmi morire o farmi cavaliere.

    Un passante mi ha additato e deriso “sei solo una ragazzina, non puoi diventare cavaliere”

    Allora mi sono alzata e l’ho baciato. Poi sono andata a cercare il mio drago, ma credo si sia fatto catturare da qualche altro cavaliere. Non trovo villaggi bruciati e le persone non sono spaventate, e quando chiedo se hanno visto passare un drago con gli occhi dolci ma parecchio offeso scuotono la testa e si allontanano di tutta fretta.


  2. Il cielo stellato sopra di me

    giugno 19, 2011 by Valentina

    Mi piacciono gli uomini a stella.

    Quelli fatti a stella disegnata, con le punte un po’ storte e gli incroci nella pancia come la sigla dei terroristi bambini.

    Quelli fatti a stella di mare, che si spiaggiano sul divano e russano e io li stuzzico con un legnetto finche’ ricominciano a muoversi. Per tranquillita’.

    Poi ci sono gli uomini fatti a stella di natale, come le piante, che pensi tutto quel rosso e’ il fiore e invece sono foglie. Solo belli da guardare.

    Mi sono innamorata di un uomo stella polare. Mi indica la via, ogni volta che mi perdo. E’ li’ fisso, che mi guarda e mi protegge. E io lo seguo con fiducia, senza raggiungerlo mai.

    Ho incontrato un uomo fatto a stella cometa, e infatti era presagio di sfortune. Ma siamo tutti capaci a interpretarli bene i presagi col senno di poi.

    E poi ci sono gli uomini a stella cadente. Che li vedi e esprimi un desiderio. Ma non si avvera mai perche’ ne hai parlato con qualcuno.

    E poi gli uomini a stella alpina (specie protetta), quelli sono bellissimi. Stanno li’ grigi grigetti in mezzo alle rocce e quasi non li vedi. Poi ti sdrai, prendi fiato, su quella montagna a cui ti concedi di appartenere solo ad anni alterni. E contro il cielo blu e l’aria sottile li vedi. E ti appartieni.

     

     


  3. Lettera d’amore n.1092

    giugno 12, 2011 by Valentina

    Vorrei farti mille domande. Mi trovi bella? Mi vuoi bene? Io ti trovo bellissimo, e ti voglio bene. Ma non devi farlo per forza anche tu, in cambio, non ci si scambia la bellezza o il bene da volersi, e’ solo che sono curiosa e per non essere invadente non ti chiederei nulla di te. Solo dimmi qualcosa di me che mi faccia stare bene. Oppure, meglio ancora, dimmi di me cosa ti fa stare bene.

    E dopo abbasso gli occhi, magari giro il viso, come quando ridi dicendomi di non ridere.

    Vorrei farti mille domande, ma poi dici che vuoi portarmi via e io subito penso “in un posto dove non cresce l’addio” mentre faccio sisi’ con la testa contro il tuo orecchio, e non dico niente, e faccio dei sorrisi oltre la tua spalla che restano li’, senza che nessuno li veda.

    E dopo alzo gli occhi, e tu giri il viso, e dopo rido e mi dici “non ridere” mentre mi respiri i capelli.

    E rido mentre vorrei domandarti se lo sai che la cosa piu’ bella del primo bacio e’ non sapere se ce ne sara’ un secondo. E con questa domanda incarto e impacchetto tutte le altre novecentonovantanove, metto il pacchettino sotto un albero, e dopo il millesimo bacio ti daro’ una mappa disegnata su un tovagliolo di carta per ritrovare tutte le domande che non ti ho fatto. Se le vorrai ancora.


  4. Lettera d’amore n.1089

    giugno 7, 2011 by Valentina

    Quando mi dicevi “e’ difficile”.
    Oppure mi dicevi “fidati di me”.
    Ogni volta che mi dicevi “andra’ tutto bene”.

    Io capivo sempre “ti amo”.

    La volta che mi hai detto “ti amo”.
    Ho capito che potevo fidarmi di te, che anche se e’ difficile andra’ tutto bene.