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gennaio, 2011

  1. Per fortuna ho ancora le orecchie aka il Riassuntone

    gennaio 30, 2011 by Valentina

    Non ho mai letto nulla di Hornby, l’altro ieri ho dovuto cercare su google chi fosse Eddie Vedder, non ascolto la radio.*

    Mi rendo conto che queste potrebbero non essere le premesse migliori per avere la pretesa di scrivere di musica. Ma io non ho questa pretesa, a me la musica piace ascoltarla, non leggerla, e quando trovo qualcosa che mi emoziona mi prende l’irrefrenabile voglia di condividerlo con il resto del mondo, ma non attraverso le parole.

    .Per questo da qualche  tempo a questa parte ho iniziato a condividere le playlist che creo per il mio personalissimo uso e consumo con gli amichetti dell’interwebz. E nonostante le scarsissime premesse di cui sopra, oh, sembra che piacciano.

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    Ecco qui il riassunto delle puntate precedenti quindi.

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    Compila tenerella per farsi le coccole e dimenticarsi per un momento che il mondo e’ un posto brutto freddo e ostile

    Ecco, a parte il nome sobrio ed elegante del file questa e’ l’ultima che ho fatto, nata giusto ieri sera sulla scia di uno dei pomeriggi piu’ insulsi del decennio

    So 2010

    “visto che non ho fatto la compila di dicembre, visto che non ho fatto la classifica delle musiche belle del 2010, visto che stasera ero presa strana, ho fatto una cosa che non c’entra nulla con quanto ho appena elencato ma forse invece si’. questa compila racconta la storia del mio 2010, con canzoni che ho scoperto prima, dopo, durante, riordinate una per mese per ripercorrerne l’umore e gli eventi. perche’ alla fine questo 2010 non e’ stato malaccio, forse un po’ troppo denso, ma ci e’ piaciuto anche per quello. poi se avete voglia ne fate una cosi’ anche voi e me la passate? mi raccontate il vostro 2010 in musica?”

    November is for walking by

    Di questa non trovo cosa avessi detto, ma ricordo perfettamente la sera fredda in cui sono tornata a casa a piedi dall’ufficio: Milano era bellissima e io ascoltavo queste canzoni e intanto la salutavo. Lutti elaborati in anticipo, addii, scendere a patti col fatto di non poter avere tutto, camminare camminare camminare.

    ubercheerful for Peppe

    Un giorno Peppe mi ha chiesto se gli potessi preparare una playlist allegrotta per tirarsi su di morale. Ovviamente a me venivano in mente solo canzoni di lasciarsi e di piangere e di soffrire. Poi pero’ ce l’ho fatta, e adesso questa me la ascolto la mattina in metropolitana quando devo provare a reprimere i miei istinti omicidi.

    October is for hot tea

    October deserves more songs

    Ottobre e’ stato un mese stranissimo, quindi si e’ preso due compile. Strane pure loro.

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    Quelle precedenti purtroppo sono andate perdute come lacrime nella pioggia e pazienza. Intanto ci sono un po’ di cosine da sentire, e altre ne verranno.

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    *poi un giorno che ho voglia vi racconto anche il perche’ e il percome

    Ah, quasi tutti i file sono in formato .7z spero siate in grado di scomprimerveli


  2. Aprire, chiudere, perdere

    gennaio 18, 2011 by Valentina


  3. Nottambulismi

    gennaio 17, 2011 by Valentina

    Il mio sogno comincia nel sottopassaggio della stazione. La conosco bene, nonostante l’abbiano riammodernata da quando questa città era meta dei miei regolari pellegrinaggi malinconici.
    Fuori dalla stazione c’è la nebbia: fitta fitta come quella di Milano nei miei ricordi di bambina. E mi sento un po’ come una bambina, a dover affrontare tutta quella nebbia. So di dover camminare tagliando in obliquo a destra, e poi dritto per diversi minuti ma no, la nebbia mi confonde e il mio passo è incerto, e non sono sicura della direzione.
    Infatti mi ritrovo in un posteggio. Vuoto di macchine e persone, pieno solo di nebbia. Piego più a destra. Attraverso un ponte. Vedo le indicazioni per l’autostrada: troppo a destra forse. Torno indietro. Scelgo l’altro marciapiede, quello di lastre di pietra chiara, con i buchi scuri che sembrano i punti da unire della Settimana Enigmistica. E io so che in qualunque combinazione e sequenza di numeri formerebbero il tuo profilo.
    Le suole lisce scivolano sulla pietra, bagnata dalla neve sottile che ha iniziato a cadere.
    Ho la neve sulla testa, sui capelli e ogni pochi passi rischio di cadere  Provo a far scivolare i piedi, come se pattinassi, per avere più stabilità e andare più veloce, ma smetto quando inizio ad incontrare gente. Però rido, tra me e me. Ho i piedi, i capelli e le mani congelate per il contatto con la neve  molliccia e bagnata che continua a cadere. Il resto invece no, è caldissimo dentro il cappotto: forse per la camminata, forse per le risate che non riesco a trattenere del tutto.
    E come in tutti i sogni la realtà appare alterata, o magari a causa della nebbia ho solo preso una strada diversa da quella a cui ero abituata, ma quando la piazza si apre davanti ai miei occhi all’improvviso, lucida e fredda, mi si ferma per un secondo il cuore nel petto prima di riprendere a battere all’impazzata.
    L’euforia di essere qui, al freddo, di notte, in una città che non è mai stata la mia, bella da far fermare il sangue nei polsi e far lacrimare gli occhi, più del freddo e della neve. Non l’avevo mai vista così: bagnata e splendente, ogni luce si riflette mille volte sulle pietre dei monumenti e della pavimentazione. E le luci sono ovunque, perché ancora non è stato Natale: sugli alberi addobbati, tra le strade che si aprono sul fianco, nelle vetrine dei bar e dei ristoranti in chiusura.
    Piango piano mentre cammino verso il fondo della piazza, ora che riconosco ogni dettaglio. Alzo gli occhi per riempirli del buio del cielo mentre mi allontano da dove dovrei incontrarti, attirata inesorabilmente verso i luoghi dove ho lasciato in varie epoche pezzi del mio cuore, così tanti che mi meraviglio di avercelo ancora un cuore nel petto, con tutto il seminare e dissipare che ne ho fatto.
    Ghirlande di luci sulla via stretta che sembra ancora più piccola nel buio a causa delle vetrine enormi che ne mangiano gli spigoli da ogni lato, cammino con il naso all’aria, le lacrime che mi si congelano sulle guance, finché non arrivo dove devo, mi commuovo ancora un po’, ferma immobile nel silenzio surreale del sogno.
    Guardo la fontana.
    Respiro a fondo.
    Sento il cuore gonfiarsi felice per aver ritrovato uno dei tanti pezzettini che da troppo tempo gli mancavano e nonostante cui si ostinava imperterrito a funzionare.
    Ora sono pronta, sento dire dentro la mia testa dentro il sogno, torno da te.
    Abbasso il mento nella sciarpa, ripercorro i miei passi lungo le lastre di pietra scivolose e piene di presagi di te. Affondo le mani nelle tasche e ci trovo il lettore MP3, faccio partire una canzone a caso proprio mentre mi accorgo dell’enorme stella cometa atterrata davanti al luogo in cui dovresti arrivare tu. E ricomincio a ridere, perché nemmeno nei sogni è ammissibile una  tale quantità di ironia, o di poesia, o di incoscienza da credere che davvero saresti il mio natale, la mia pasqua, il compleanno, il ferragosto, il venticinqueaprile e primomaggio e tutte le feste comandate che cerchio con il pennarello rosso sul calendario della cucina.


  4. Tre Canzoni

    gennaio 14, 2011 by Valentina

    1)

    Forse non significa nulla. Mi hai preso la mano che tenevo appoggiata alla tua gamba e l’hai stropicciata piano. Mi sono voltata per sorriderti, l’autostrada fuori dal tuo finestrino era uno sfondo in movimento fatto di campi monotoni e dei pali di sostegno dei cartelli della carreggiata opposta. Mi sono sporta per strofinare la testa sulla tua spalla, e tu hai iniziato a cantare la canzone che stava suonando nella mia testa, proprio dalla stessa esatta strofa a cui ero arrivata io. Forse non significa nulla, a parte confermare che la perfezione di quel momento non è stata solo un’impressione mia, ma che l’hai sentita anche tu.

    2)

    Non capisco le parole di questa canzone. Te le ho chieste, ma continui a dimenticarti di scrivermele. E allora l’ascolto senza sapere quel che vuol dire, e ad ogni ascolto ha sempre meno importanza capire cosa racconta perché piano piano diventa la mia canzone preferita. E non posso scrivere i versi sul diario, non la posso cantare sotto la doccia, non posso farci niente, dire nulla a nessuno, è solo mia e non si può raccontare in giro. Posso solo ascoltarla e innamorarmene sempre di più. Sai, forse se capissi di cosa parla non mi piacerebbe più così tanto. Sì, forse lo sai e stai facendo apposta a dimenticarti di scrivermi il testo. Forse si possono amare davvero solo le cose che non si comprendono del tutto. In fondo non è un po’ anche questo il significato di “incondizionatamente”?

    3)

    Ascoltiamo tutte le diverse versioni che esistono di questa canzone. Avvolti nei nostri pensieri speculari, nei giochi che capiamo solo noi, nelle autocitazioni, nei cenni veloci a scherzi che fanno ridere solo noi, come se non ci fosse altro fuori a cui dare più importanza e più peso. Ascoltiamo ancora una versione diversa, un’altra cover, e le parole restano sempre le stesse, e il resto del mondo non ci vede perché siamo lontanissimi ma se ci vedesse ora il resto del mondo griderebbe che siamo dei pazzi a stare in questo posto lontanissimo, di tornare, di scendere, che è pericoloso, non lo vediamo? che finiremo per farci del male, per cadere e sfracellarci con tutte le ossa e pezzi di ciccia e cuore e polmoni e fegatelli che si mischiano, di smetterla adesso e non fare gli scemi che è pericoloso, di scendere, adesso, subito, prima di subito, prima di cadere. Ma noi no, stiamo bene qui. Abbiamo un’altra versione da ascoltare, l’ultima dai, e tanto qui dall’alto di dove ci troviamo non ci vede nessuno, e da quassù non vediamo nulla di sbagliato, nulla di più importante per cui valga la pena scendere.


  5. Oggi compio 4 anni, in 140 caratteri

    gennaio 11, 2011 by Valentina

    Esattamente quattro anni fa scoprivo Twitter. Questo e’ il mio modo per festeggiare, con un pensiero a tutte le persone che ho avuto modo di conoscere grazie a Twitter e che hanno reso la mia vita un po’ piu’ colorata, interessante, divertente.

    Tanti auguri a me, se volete mi trovate qui